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martedì 16 aprile 2013

Piccolo corso generale sul capello afro

Come ogni volta che vedo un post di Greta di In Moda Veritas su Bloglovin' clicco e leggo.
Questa volta stavo leggendo un articolo della sua rubrica Inspiration. Greta attraverso questa rubrica ci presenta le donne che secondo i suoi gusti nel vestiario la ispirano. Questa volta si trattava di Solange Knowles. Fino a qui, non c'era nessun problema. Guardo le foto senza tanto badare alle tenute che indossa perché Solange mi piace a prescindere , trovo che in quello che indossa si esprimano la sua personalità e femminilità. Non sono le sue tenute che mi interessano, più che un'icona di stile, la considero un'icona della femminilità. E per me se c'è qualcosa che rappresenta la femminilità in una donna sono i capelli (o la loro assenza).




Solange ha cambiato tante volte il taglio di capelli ma quello a cui sempre torna è la sua chioma afro. Insomma i capelli senza trecce o non lisci o non nascosti sotto una parucca che ci viene cucita su trecce fatte con i nostri capelli. E appunto Greta nel suo post ha scelto più foto in cui Solange ostenta il taglio afro. Leggendo i commenti sono rimasta allibita dalle reazioni di alcune lettrici del tipo « i capelli non li concepisco », « è troppo capelluta », « mi piace come si veste, ma fossi in lei farei qualcosa per i capelli » ecc..Ma fare cosa per i suoi capelli ? Il capello afro è riccio e crespo, è proprio cosi' al naturale. I capelli lisci come si vedono su tante ragazze di colore NON SONO I LORO CAPELLI, il capello afro cresce di più in spessore che in lunghezza, insomma più sono lunghi più sono spessi e poi per mantenerli al naturale come lei lo fa è un vero lavoro che prende molto tempo. E lei l'ha spiegato benissimo in un intervista che gli ha fatto Garance Doré. Farsi le extension significa solo un riposo e protteggere i capelli afro dal freddo a cui non sono abituati. 



 


Sono sicuramente stata sensibile ai commenti (per non dire che mi sono girate le ovaie) perché sono di colore e quindi la chioma afro ce l'ho anch'io. Sono Francese ma con questo particolare che ho radici africane. Da bambina sono stata abituata a sedermi per ore e ore aspettando che mi facessero le treccine, da adoscelente ho iniziato a lisciarmi i capelli perché lo associavo ad un passaggio dall'infanzia all'adolescenza, poi io oggi, 25enne, mi faccio le trecce quando il tempo non è adattato ai miei capelli pero' appena arrivano i bei giorni torno alla mia chioma afro ma non li liscio più. Torno sempre a questo stile perché mi sento al mio agio. Avere extension anche se mi libera dal curare i miei capelli ogni giorno, significa una fonte eterna di forfora, di prurito e di odori poco gradevoli, perché anche lavandoli, lo sporco non se ne va completamente perché bloccato nelle trecce. Lisciarli significa modificare il tuo capello, prosciugarlo e soprattutto sempre prendere il rischio di rovinare il cuoio capelluto per le sostanze che vengono usate nei prodotti.

Se pensate che sono i suoi veri capelli, mi spiace ma anche no ragazzi !
 
A dir la verità il taglio afro non è parte della cultura africana, sono le trecce ad esserlo. La storia degli afro-americani e degli africani è intimamente legata, da una parte perché i primi hanno vissuto la schiavitù e dall'altra perché i secondi hanno vissuto la colonizzazione. Non sono li' per giudicare ma so che queste due pratiche hanno generato la creazione di metodi, negli USA a partire dalla metà del '800, per lisciare il capello afro e renderlo simile al capello occidentale, ma hanno anche fatto apparire il taglio afro negli 60, epoca di lotta dei diritti civili per gli afro-americani e periodo di indipendenza sul continente Africano. Il taglio afro in questo contesto rappresentava per l'uomo di colore, americano o africano, la sua identità, la sua fierezza, c'era quindi un significato politico-sociale dietro un semplice taglio che noi oggi consideriamo un ridicolo fatto di stile.



Julia Sarr Jamois




E' proprio per questa ragione che vederlo calpestato da commenti del genere mi ha alterata. Ho notato nei primi mesi in cui sono arrivata in Italia che il mio afro attraeva tanta attenzione  sia postivamente che negativamente, la gente non smetteva di guardarmi. In Francia non è mai stato cosi', ma so benissimo che per andare ad un colloquio non mi presentero' mai con un taglio del genere. Pero' qua in Italia sembro quasi una meraviglia, una cosa che mi scoccia abbastanza. C'è sempre chi ti chiede di toccare i tuoi capelli quando hai un afro, cosa che in Francia non è mai successa infatti li' la voglia si è fermata al liceo..e poi viene  giustificato con il fatto che l'Italia non ha la storia coloniale della Francia quindi dovrei considerare normale che la gente mi faccia domande stupide sui miei capelli o abbia voglia di toccarli. Non c'è la stessa storia di sicuro ma ci sono i mezzi di informazioni.
L'ignoranza è un male maligno, ma non la perdono perché oggi abbiamo tanti mezzi a dispozione per curarcene, soprattutto quando si vive in un paese come l'Italia che ha elettricità e una connessione internet efficiente e in cui mi sembra che non ci sia vietato fare ricerche su Google e scrivere « afro ». Poi vorrei anche fare presente a chi trova il capello afro inconcepibile che è colpito da una malattia che si chiama razzismo ordinario o primario, insomma perché sei diverso, sei strano. Perché trovarlo inconcepibile quando ci è stato dato dalla natura ? Mica io vieto alla gente di tipo caucasica di andare con i capelli corti, lunghi, lisci o ricci ?

Quindi no, italiani, su questo punto non vi perdono, curate la vostra ignoranza.

lunedì 4 febbraio 2013

Fashion Week Manifesto

Anche se siamo lunedi' e che dovrei presentarvi una mia tenuta, invece vi faro' presente i miei pensieri sulla Fashion Week, dopo di tutto ci siamo quasi.

Kaal E. Suktae, Low Classic Studio, Lie Sang Bong


Eccoci qua, il mese più frenetico del mondo della moda sta per iniziare, sto parlando della Fashion Week. In realtà siamo già dentro visto che la Fashion Week per uomini si è appena conclusa, ma non è niente in paragone a quello che sta per arrivare : un pesante bombardamento delle ultime tendenze viste sulle passarelle.

Come mi sento all'approccio della Fashion Week ? Posso dire che sento già qualche sintomo di fashion overdose ? Non capirmi male, adoro la moda, sinceramente, se non fosse il caso quale sarebbe l'uso di questo blog ? Pero' inizio sempre ad avere la nausea durante la FW perché tutto va e viene a una tale velocità che per me, risulta molto difficile digerire tutta questa moda. Poi, anche se scopriamo nuove collezioni ho sempre l'impressione che si parla degli stessi brands, gli stessi designers, insomma li conoscete Chanel, Dior, Saint Laurent (che si è recentemente separato da Yves, Hedi non ti perdonero' mai !), Balmain, Dries Van Noten, Alexander Wang, Louis Vuitton ecc..Mi piacciono tutti questi designers ma perché non dare anche spazio a quelli che sono meno famosi per più di novità o parlare delle altre FW, sapete, quelle che non accadono a NYC, Parigi, Milano e Londra ? Sono arrivata a un punto in cui trovo la FW noiosa.


Lee Young Hee, Kaal E. Suktae

Ma questo non significa che non mi piacerebbe andarci per sentire l'atmosfera, cosa fa di essere ad una sfilata, vedere come le modelle si muovono sulle passarelle, sentire l'isteria, il tumulto che circonda quest'evento. Tuttavia siccome non ho ancora avuto la possibilità di andare ad una FW, mi accontentero' di mio computer e del livestreaming.
Quindi prima di fare più digressioni, rispondero' alla domanda che mi ha spinta a scrivere questo post : Perché non parlero' della FW su Incognito ?
Prima di tutto, penso che ci siano già tanti blog, riviste stampate e online che ne parlano che non vedo l'interesse di aggiungere più rumore a questa cacofonia "modesca", poi ci sono bloggers che analizzano cosi' bene la FW che anche qua non vedo l'interesse di farlo. Aggiungerei pure che c'è tanta frenesia attorno a questo evento che alcuni non fanno più la differenza tra parlare della FW e analizzarla in modo interessante. 
Poi ho pensato a me, voglio dire a voi, i miei lettori, perché venite su Incognito ? Cosa vi aspettate di trovarci ? Sinceramente, nonostante mi piaccia l'alta moda, non posso permettermela e suppongo che per la maggior parte di voi che mi leggete è la stessa cosa. Sapete tutti che cio' che fa Incognito è la curiosità, per cui ho scelto di fare la mia propria Fashion Week prononendovi qualche idea di tenute " Se fossi alla FW indosserei...", presentarvi degli stilisti di cui magari non avete ancora sentito parlare (tra cui alcuni hanno dei prezzi abordabili) e riflettere sul mondo della moda.

Allora cosa pensate del mio programma per la settimana (anzi il mese) della moda ? Fatemi sapere nei commenti !

ps : Se tornate verso le 4, troverete un altro post ma non vi dico niente di più ! Venite e vedrete ! 

mercoledì 30 gennaio 2013

Incognito : Nuova partenza

"Non c'è niente di costante, tranne il cambiamento."
 Buddha



Disegnato da Ieva Ku

Alcuni di voi l'avranno già notato, Incognito sta diventando sempre più  personale, mi assomiglia sempre di più, insomma Incognito sono io. Io sono Shug Avery, la persona che ha inizialmente creato questo blog a Luglio 2011. Le mie amiche Absolute.B e Blondyn' Bubble hanno accettato di raggiungermi e di far parte del progetto Incognito. Absolute.B conosceva già il mondo del blogging poiché leggeva già blog mentre Blondyn' ed io eravamo le sue alunne. Insieme abbiamo creato contenuto, lavorato sulla forma del blog, il suo concetto ecc..devo dire che senza di loro Incognito non sarebbe quello che è oggi : un blog mischiando cultura e moda, un blog volendo aprire nuovi orizzonti ai suoi lettori.
Tuttavia, col passare del tempo Incognito è iniziato ad assomigliarmi sempre di più perché ognuna di noi si è resa conto di cio' che voleva.  Absolute.B si è scoperta una passione sempre più grande per la musica e cosi' è nato il suo Tumblr, Absolute Bassline, mentre Blondyn' ha preferito concentrarsi su i suoi studi e la sua vita. Per quanto mi riguarda ho deciso di continuare Incognito perché mi piace, e amo il modo in cui si sta sviluppando. All'origine avevo in mente creandolo una rivista, ma la mia idea ne era molto vaga e abbastanza pretenziosa al mio parere, soprattutto quando come me si ha un background letterario e non giornalistico. Amare leggere e scrivere è una cosa ma saperlo fare bene e creare da A a Z una rivista è tutt'altro che facile. Allora mi sono messa a riflettere. Facendolo mi ha permesso di notare che mi piaceva sempre scrivere, ma soprattuto ho notato quanto il blogging avesse preso spazio nella mia vita. Mi piace creare contenuto, leggere le reazioni dei miei lettori, scoprire nuove cose, farle conoscere ai miei lettori, parlarli delle mie passioni e ossessioni (di cui la Corea del sud e l'Asia fanno parte se non l'avevate ancora capito..) e soprattuto mi piace il dialogo che lentamente sta iniziando ad instaurarsi in maniera costante con loro, un dialogo che non avrei se lavorassi per la stampa (pero' il giornalismo rimane comunque un mio grande sogno). Allora ho iniziato a sognare, sognare di diventare una blogger professionista per continuare a dialogare in tutta libertà con voi, miei lettori. Ma tra sogno e realtà c'è un abisso enorme che devo colmare da sola pensando in modo più strategico e informandomi su come diventare blogger pro.

Spero che la nuova strada che sta prendendo Incognito da solo, senza Absolute.B e Blondyn' Bubble vi piaccia e che mi aiuterete e sostenerete nel realizzare i miei sogni nel mondo virtuale.

mercoledì 23 gennaio 2013

Intervista - Greta Miliani, blogger di In Moda Veritas Part. II

Ed ecco la seconda parte dell'intervista che ho fatto a Greta di In Moda Veritas. Se non avete ancora letto la prima parte, la potete trovare qui.




Nome : Greta Miliani
Blog : In Moda Veritas 
Conttati : Facebook / Twitter / Blog / Bloglovin / Instagram 





7. So che la scrittura è una tua passione e il tuo blog lo dimostra, cosa vorresti che il tuo blog ti porta ?

Io ho aperto il blog con due intenti: il primo, come ho detto prima, è quello di far conoscere al mondo il mio punto di vista sulla moda e non solo, sperando nel feedback dei lettori. Ci tengo a rimarcare questo punto perché qualche giorno fa, parlando con altre blogger, è venuto fuori che le ragazzine che decidono di aprire un blog adesso lo fanno solo nell'ottica di diventare una nuova Ferragni. Testualmente chiedono "ma se faccio così e cosà, guadagno fama e posso comprarmi l'ultima borsa di Miu Miu?". E' triste, ma accade sempre più di frequente.

  1. E' quello che volevo intendere con la domanda sulle outfit bloggers perché ne nascono tante. Allora niente sogno di diventare giornalista ?
Il secondo intento, invece, è come lo chiamo io "usare il blog come esercizio di scrittura". Ovviamente un post non ha le caratteristiche di un articolo di giornale, però cerco di rispettare le 5 W, di scrivere contenuti corretti in italiano e interessanti e stuzzicare una risposta nel lettore. C'è molta ricerca dietro ogni post che leggi su IMV..a volte ci metto delle ore e sono estremamente pignola, ma devo far così o non sono soddisfatta. Non ho mai pensato che il blog mi porti da qualche parte. Spero che sia una vetrina per un futuro nel mondo giornalistico o quantomeno un inizio, però cerco di restare coi piedi saldi a terra.

  1. Qual'è l'esperienza più bella che hai vissuto grazie a IMV ?
Nel giornalismo e nel settore dell'editoria in generale spero e voglio entrarci, ma grazie anche agli studi che sto facendo. Il blog è un di più, ecco.
Al momento posso dire quella recente con il brand di gioielli Pandora, che ha coinvolto me e altre 9 bloggers in un progetto splendido chiamato Women Like You. Questo progetto vuole premiare il talento delle donne straordinariamente normali, quelle migliaia di donne che sono anche mogli, madri e lavoratrici e che ogni giorno si alzano e compiono piccoli grandi gesti per rendere il mondo dei loro cari (e non solo) un posto migliore dove vivere.
Mi fa enormemente piacere sapere che ci sono aziende legate alla moda e al lusso che tengono in considerazione la gente comune e che della normalità fanno il pregio e la qualità più importanti.

  1. E ultima domanda che sempre mi sono fatta : come mai In Moda Veritas ?
Mi fa piacere che tu mi faccia questa domanda In Moda Veritas nasce ispirandosi alla celebre massima latina "In Vino Veritas". Quando uno beve, non ha freni e si dimostra per quello che è realmente, fa e dice cose che altrimenti terrebbe per sè. Mostra il suo vero essere. Allo stesso modo, a mio avviso, la moda è oltre che un'espressione artistica, è anche il veicolo tramite cui un popolo può mostrarsi per quello che è realmente. La moda come espressione di una cultura, dei costumi e degli usi. Il concetto può essere anche accostato a quello del made in Italy, se vogliamo. Ecco, io attraverso IMV cerco di mostrare al mondo come la moda possa essere un motore che scuote i nostri più intimi desideri, passioni, sogni. La moda ha così tante sfaccettature che sarebbe un peccato limitarla a logiche di mercato e prezzi. Il sogno è una componente fondamentale. E' la parte romantica e più nascosta, ed è per me quella da rivelare e portare all'esterno. 


Spero che vi sia piaciuta l'intervista e che vi ha permesso di vedere meglio chi è Greta. Se volete aprire il dialogo su alcuni argomenti trattati, lasciata qua un commento, grazie !

mercoledì 16 gennaio 2013

Semipermanent & Moda

Lo sapete già il motto di Incognito è  : "Il blog culturale che non manca di stile" il che significa che anche se la moda è l'argomento principale del blog non si tratta solo di lei. La cultura, è al mio parere, la cosa che dà forma a questo blog. Pero' non si trova cosi' almeno di cercarla, scavare per trovarla, ecco perché la curiosità è anche un'altra caratteristica di Incognito. Cultura e curiosità sono il motivo per cui ho scoperto  Semipermanent, un programma TV che fa scoprire la Corea del Sud grazie ad una coppia di espatriati, Erik Moynihan e Tiffany Needham. Oggi li lascio trasportarvi dietro le quinte della moda coreana MA vista attraverso occhi da chi non è coreano.


Prima di cliccare su "play", devo dirvi che per guardare questo video bisogna tempo (esattamente 24 minuti) siccome è una puntata intera. Pero' vi posso assicurare che dopo averla guardata sentirete che vi si è aperta la mente e che avete imparato qualcosa (preciso che il programma è in inglese).







Se volete vedere più puntate di Semipermanent, vi invito ad andare sulla loro  Pagina Facebook  dove sono caricate tutte le puntate.
 

Sono curiosa di sapere cosa pensate di questo programma. Potete lasciare un commento qua sotto per dirmi se vi è piaciuto, cosa pensate della moda coreana ecc..

mercoledì 9 gennaio 2013

Intervista - Greta Miliani, blogger di In Moda Veritas

Siccome vivo in Italia, è ovvio che leggo anche blogs italiani. Ho notato che qua la maggior parte delle fashion bloggers sono outfit bloggers ma che ci sono anche siti che puntano sulla moda E sulla scrittura. Per me che ho una laurea in cultura e lingua italiane, questi qua sono i più interessanti perché mi permettono di continuare ad imparare l'italiano e di apprendere di più su di voi italiani e il vostro paese. Tra tutte le bloggers italiane che conosco una mi ha particolarmente colpita per le sue conoscenze in moda e la sua piuma : la mia amica e blogger Greta Miliani di In Moda Veritas.






Nome : Greta Miliani
Blog : In Moda Veritas 
Conttati : Facebook / Twitter / Blog / Bloglovin / Instagram 


Mi piace Greta perché è spiritosa, divertente, colta e scrive proprio bene, la invidio tanto per quest'ultimo punto. Sa molto più di me sulla moda quindi leggere il suo blog è sempre un'esperienza che arrichische, e penso che sia proprio questo che fa che torno sempre a leggerla. Quando si finisce di leggere un suo post o ci ha insegnato qualcosa si è chiaccherato e passato un gradevole momento soprattutto il giovedi', giorno della sua rubrica Hot or Not in cui presenta secondo i suoi gusti le più belle e pessime tenute che ha visto su personal style bloggers. Greta porta anche molto attenzione ai suoi lettori e si vede nei suoi articoli e nei commenti ed ultima cosa, mi piace il suo blog perché rifletta proprio quello che è nella vita offline. 
lncognito è nato in Italia ma come sapete sono francese. Vivendo tra l'Italia e la Francia ho notato che il blogging varia a secondo del posto in cui si vive, per cui ho fatto qualche domanda a Greta sul blogging in Italia, quindi ecco qua la prima parte della sua intervista :


Allora prima di tutto presentati

 Mi chiamo Greta Miliani, ho compiuto 24 anni da poco, abito e attualmente risiedo a Pisa. Sono una laureanda in Comunicazione, Media e Giornalismo e l'anno scorso ho concluso un Master in Comunicazione e Giornalismo di moda. Possiedo anche un blog di moda che si chiama In Moda Veritas. Lo studio e il blogging mi hanno portato ad 'allontanarmi' dalla mia città e girare un po' per l'Italia, soprattutto tra Firenze, Roma e Milano. Questo fatto mi ha dato la possibilità di allargare i miei orizzonti, entrare in contatto con ambienti e mentalità totalmente diverse rispetto a quelle del panorama a cui ero generalmente abituata e questo, ovviamente, credo mi abbia arricchita.


Sai che io sono francese e sto scoprendo il blogging in Italia per cui ti vorrei chiedere come consideri il blogging nel tuo paese ?

Con una punta di amarezza, l'Italia nei confronti del blogging è il fanalino di coda, non solo d'Europa, ma anche del resto del mondo. Non so perché, ma in Italia arriviamo sempre dopo. Magari poi facciamo le cose in modo migliore, ma c'è sempre questa paura che ci blocca. Magari intuiamo potenziale, ma non arriviamo mai prima...lasciamo sempre che gli altri sperimentino qualcosa, dopodiché arriviamo noi. Questo discorso può essere applicato anche al blogging. In USA i fashion blog nello specifico esistono da oltre 10 anni. In Italia sono considerati da 2, più o meno. Siamo ancora allo stato embrionale. Credo che ci sia ancora tanto da fare, provare e scoprire.


Sono del tuo parere quando dici che in Italia si è ancora allo stato embrionale. Con l'evolvere del blogging pensi che sia ancora valido avere un blog dove si postano solo outfits ?

Non voglio essere polemica, il detto dice "Il mondo è bello perché è vario", ma onestamente ho sempre trovato limitante la tipologia di outfit-blog (o personal style diary che dir si voglia). Io cerco sempre di ragionare da due punti di vista: io come blogger e io come lettore. Vedere un outfit ogni tanto fa piacere, è una cosa "leggera" e offre un sacco di spunti, sia per capire come viene interpretata e vista la moda nel mondo, sia per prendere accorgimenti sul proprio modo di vestire. Però a me non interessa vedere come qualcuno si veste ogni santo giorno. Inoltre se i capi che mi vengono proposti sono inaccessibili dal punto di vista del prezzo, sul momento un look può farmi sognare, ma a lungo andare vedo quella blogger come un modello inarrivabile. Ecco che il piacere di guardare un look si perde completamente e lascia il post all'insoddisfazione.
Quindi da blogger non proporrei mai solo outfits perché so come ragiono da lettore e non li metterei mai nella mia condizione.


Sei una delle prime blogger che sento dire che prova a ragionare anche dal lettore, una cosa molto rara. Cosa consiglieresti ad altri bloggers per avere una "conversazione" con i loro lettori ?

Io parto sempre dal presupposto che se un blogger diventa famoso o comunque ottiene una notorietà che lo porta a viaggiare, a collaborare con brand importanti..insomma se ha la possibilità di realizzare i propri sogni e levarsi sfizi, è merito dei suoi lettori. Ovviamente in parte ci mette del suo: se ha successo vuol dire che i contenuti che propone sono vincenti, ma comunque sono le persone che lo leggono, che gli danno fiducia seguendolo che lo portano a emergere dalla massa. Quindi io cerco sempre di coinvolgere i lettori in tutti i post che faccio, chiedendo loro un feedback, cercando di rispondere alle loro domande e in alcuni casi li faccio pure essere attivi, nel senso che chiedo loro aiuto, li coinvolgo nei miei "lavori". Non cerco e non voglio un seguito passivo, che si limiti a dirmi "brava" oppure "cosa diamine stai facendo?". Voglio che ci sia un'interazione reale, sennò che senso ha un blog? Non l'ho aperto per scrivere per me stessa. L'ho aperto per comunicare al mondo un mio punto di vista sulle cose e per avere un ritorno su queste mie idee, perché non sempre, anzi mai, sono giuste a priori. Magari il lettore ti aiuta a crescere, aprendoti gli occhi e facendoti realizzare che una cosa di cui eri convinta, magari ha più sfumature, non solo quella che vedevi tu. Questo fa crescere sia come blogger e, in certi casi, anche come persona. L'affetto che ricevo dai miei lettori spesso è inaspettato e riscalda il cuore in un modo che non avrei mai immaginato.


Il lettore è quindi sacro per te. Qualche tempo fa sai che avevo scritto un articolo sulla Sozzani. Anche se il digitale e l'editoriale sono due mondi diversi, cosa pensi del modo in cui vengono considerati i lettori dalle riviste ?

Premettendo che (suonerà strano visto che io "nasco" sul web) io ho una totale venerazione per la carta stampata, questa ha un enorme limite nel rapporto coi lettori: mentre sul web ci può essere uno scambio in tempo reale, sulla carta stampata per ovvie ragioni non è possibile. I lettori sono quindi passivi: si limitano a leggere le notizie, le interiorizzano, possono essere d'accordo o meno con quanto leggono, ma difficilmente potranno ribattere. E' vero che il cartaceo cerca di ovviare come può al problema (ad esempio con le rubriche che contengono la posta dei lettori, oppure segnalando numeri di telefono ed e-mail da chiamare/a cui scrivere per approfondire tematiche ecc), ma non avrà mai il valore aggiunto che ha il web. Online un lettore può immediatamente replicare e dare vita ad un dibattito. Ha una voce, non è passivo. Questo spesso può anche essere scomodo per i giornalisti, però anche qui vale la regola che vale per i blog. Se un giornale vende è perché c'è chi lo compra, quindi trovo come minimo doveroso dare la possibilità ai lettori di dire la loro su un tema, senza trattarli come "stupidi" perché loro sono lettori e non "scrittori". La comunicazione va a buon fine quando è anche bidirezionale: entrambi devono parlare e ascoltare.


Adesso che ci siamo qualche rivista che ti piace ?

Negli anni ne ho lette e sfogliate tantissime, obbligando mia mamma ad abbonarsi a tutto. Ho iniziato con Gioia e Grazia, dopodiché sono passata a Glamour, Vogue ed Elle. Ad Elle sono tuttora abbonata perché è la rivista che più mi assomiglia. Trovo che sia completa e a misura di donna, un po' come Grazia. Vogue ha un fascino più di nicchia: imbattibile come redazionali di moda e fotografia, ma appunto per un pubblico che conosce e sa parlare di moda. Di Glamour apprezzo il suo approccio fresco e giovane.
Per quanto riguarda le altre, ad esempio Marie Claire e Vanity Fair, leggo la versione digitale. Quanto alle "new entry", sono incuriosita da L'Officiel, ma non ho ancora avuto modo di sfogliarla.
Poi adoro anche le versioni estere, specie Vogue America e Elle France ed UK. Le acquisto sempre quando viaggio. E' un po' un mio rituale.


Siccome Greta ed io siamo logoroiche, ho preferito tagliare l'intervista in due, per cui vi chiedo di aspettare un po' per la seconda parte ma non esitate già a commentare!

mercoledì 2 gennaio 2013

Daydreamers : l'e-shop che vi porta la moda coreana a casa

Da quando ho scritto il mio post su Yesstyle, avete scoperto il mio amore per la moda asiatica, quindi non potete immaginare la mia gioia quando ho ricevuto la mail di Alex Hong, il direttore delle vendite di Daydreamers, un e-shop che si concentra sulla moda coreana. Alex mi ha gentilmente chiesto di parlarvi del suo negozio online e della moda in Corea del sud quindi eccomi qua !


E- shop : Daydreamers
Fondatore : Jean Park 
Dove potete comprare i loro prodotti : www.day-dreamers.net 
Facebook : Daydreamers

Quando sono andata a vedere il sito di Daydreamers per la prima volta, mi sono emozionata perché mi ha ricordato Hongdae. Hongdae è il quartiere di Seoul dove si trovava la mia guesthouse ma è anche il quartiere degli studenti visto che è li' che si trova una delle più grandi università del paese : la Honggik University. E' una zona che pullula di studenti innamorati della moda, vanno li' per studiare ma anche per divertirsi E fare shopping siccome è una zona in cui ci sono negozi stilosi. Se mi chiedete perché mi sono ricordata di questo quartiere mentre scoprivo Daydreamers, vi rispondero' che è per le ragazze che ci posano per mostrare i vestiti proposti da questo negozio online. Passeggiando per Hongdae mi capitava spesso di trovarmi davanti a fotografi e ragazze che posavano per e-shop. Sembra che in Asia invece di pagare modelle professioniste preferiscono prendere studentesse. Penso proprio che sia una scelta intelligente poiché questo tipo di pubblicità ha decisamente più effetto dato che queste ragazze sono come la maggior parte di noi, è quindi più facile identificarsi a loro, per cui viene più facile indossare quello che indossano.

Parlando con Alex, ero molto curiosa di sapere perché si erano concentrati cosi' sulla moda coreana. Essendo direttore delle vendite mi ha dato il suo punto di vista da business man, ma le sue risposte rivelano anche che noi, clienti e amanti della moda dovremmo veramente portare attenzione alla moda asiatica perché è un mercato molto creativo che propone vestiti che sono un mix tra le culture occidentale e orientale. Anche se la creatività nel campo della moda si trova principalmente a Londra, Parigi, Milano e NYC, penso che sia tempo di guardare cosa gli altri continenti e paesi hanno da proporre ed è esattamente quello che fa Daydreamers puntando sulla moda coreana.

Attraverso il mio scambio con Alex ho capito che quello che rendeva la moda coreana attraente erano due cose : il design e la qualità dei vestiti. Durante il mio viaggio in Corea del sud sono due cose che ho potuto vedere con i miei occhi. Agli stilisti piacciono giocare con le forme, dimensioni e tessuti in un un modo che noi occidentali non possiamo immaginare semplicemente perché hanno una cultura diversa dalla nostra. Una cosa che mi ha affascinata e che affascinerà chi è innamorato di viaggi e a chi piace scoprire mentalità diverse. Al mio parere la moda è un altro bello modo di scoprire una nuova cultura, proprio come quando si assaggia nuovi sapori, si visita un museo o si impara una nuova lingua.

Riguardo la qualità dei vestiti coreani, posso assicurarvi che è eccellente, perché sanno che se offrono prodotti di qualità si assicurano una clientela fedele. Sono stata abbastanza sorpresa dal modo in cui i vestiti venivano esposti nei negozi e di quanto il personale fosse educato, una cosa totalmente lontana da quello che ho esperimentato fin da adesso in Europa. I commessi prendono proprio il tempo di mostrarvi i vestiti e farvi altre proposte semmai non siete soddisfasti, sempre prendendo in conto il vostro stile. So che quello che dico sembra normale poiché è il lavoro di qualsiasi commesso ma il modo in cui lo fanno è inconstestabilmente diverso. Danno proprio la voglia di tornare a comprare da loro, una voglia che non ho in Europa.
Il design e la qualità dei vestiti è decisamente quello che mi fa credere in Daydreamers perché ho l'impressione di provare in questo e-shop le stesse sensazioni che ho provato quando stavo facendo shopping in Corea del sud.


Natale è adesso dietro di noi, ma so che tra di voi ci sono alcune pazze di shopping, ecco perché vi ho preparato una piccola selezione di vestiti proposti da Daydreamers  (cliccate sui links per vedere meglio i vestiti sul sito di Daydreamers) :













 





 





Dato che abbiamo appena festeggiato Capodanno, ecco qua un regalino offerto da Daydreamers, un codice che vi da il 10 % di sconto sui loro vestiti : 3DS5S6ZLJ3EX

Cosa pensate di Daydreamers ? Datemi il vostro parere !

mercoledì 12 dicembre 2012

Pensieri sullo shopping occasionale e fedele

Gennaio scorso ho scoperto il brand svedese Monki. L'ho scoperto grazie a  Andy Torres che ha collaborato con la marca per una mini serie TV (Monki ha un canale sul suo sito). Da allora il mio modo di fare shopping è cambiato, ecco perché oggi ho deciso di parlarvi del mio concetto di shopping.


Quando compro non lo faccio perché si tratta di un brand noto, ma perché mi piacciono i vestiti, le loro forme, i loro colori, i loro dettagli ecc..ecco perché non ho un brand preferito e  non faccio shopping in mode regolare (pensandoci è certamente meglio cosi' per il mio portafoglio). Quindi potrei essere definita una shopper occasionale.









Sono una shopper occasionale a Monki, e da quando ho scoperto questo brand ci ho solo comprato un vestito : una maglia di cui ho parlato qua. Era solo una maglia ma mi è piaciuta tanto per la sua qualità, la rivista che ho ricevuto con il mio acquisto e che adoro, e il sito di Monki che visito regolarmente. Vi sento già dirmi che non solo logica nel mio modo di ragionare visto che ho detto prima che poco mi importava dei brand ma con Monki è leggermente diverso. Questo brand ha un lifestyle e un'estetica alle quali mi sento vicina. Sono una shopper occasionale di Monki ma so anche che sono una loro fedele cliente (il che significa che comprero' di nuovo da loro). Essere una shopper occasionale e una cliente fedele non è incompatibile quando il brand non vende solo vestiti ma provvede anche ad acculturare la gente, e Monki lo fa alla perfezione grazie alla sua rivista e al suo canale. 


Passo molto tempo a guardare Monki TV. Grazie a questo canale ho scoperto musicisti, nuovi designers, illustratori, bloggers e fotografi ecc..ma quello che mi piace di più è sapere cosa succede dietro le quinte del brand. Avete già visto il quartiere generale del vostro brand preferito ? Avete mai immaginato come funziona il vostro brand ? Monki vi rivela tutto questo. 


Ecco qua i miei due video preferiti di Monki, il primo si chiama Staff Style e l'altro si chiama TV Summer Sessions, non vi diro' di cosa trattano questi video, guardateveli per saperlo ! 







Monki TV: Staff Style 2 (Gallerian - Stockholm) from Monki on Vimeo.



Monki TV Summer Sessions: Exploring the Monki HQ from Monki on Vimeo.

Sono di sicuro una shopper occasionale pero' mi trasformo in cliente fedele quando so che il brand non mi soddisfa solo per i suoi vestiti. Per comprare più volte ad un brand ho bisogno di questo fattore X che non mi fa dimenticare la marca. E come lo potete vedere, nel mio caso, questo fattore X non si trova soltanto nella qualità dei vestiti, ma il brand deve anche insegnarmi qualcosa.

E voi, su che base diventate clienti fedeli di un brand ?

mercoledì 5 dicembre 2012

3 cose che mi fanno odiare (un po') l'Italia

Se mi seguite sapete che vivo a Bologna. Adoro questa città, l'Italia, voi italiani, ma devo confessarvi che non è sempre il caso ! Per questo WYSIWYG Wednesday ho voluto condividere con voi un po' della mia esperienza, insomma dirvi un po' come da francese percepisco il vostro paese.

"Ooooh prof siamo arrivati ! Siamo arrivati! Siamo in Italia, Italiaaaaaaaaa !!!" : Io a 17 anni quando gridavo la mia gioia alla mia professoressa d'italiano.
"Ah bene ! le banche italiane..per prendere soldi sono proprio all'avanguardia !" : Io oggi.
Questa mattina sono andata a versare un assegno sul mio conto. E per versare questo assegno sul MIO conto ho dovuto pagare 12,25 € di spese di commissioni. E' in questo tipo di situazioni che odio (un po') l'Italia. E' anche in questo tipo di situazioni che INEVITABILMENTE inizio a pensare a tutte quelle frasine che ho spesso sentito e che mi hanno spesso irritata.

1.In Italia la Francia = Parigi.  
"Ah ma sei francese ? Che bello, mi piace tanto Parigi !" Per una che come me viene di Bordeaux, non è proprio un complimento, soprattutto quando so quanto siete sciovinisti..oops scusate regionalisti (o chissà anche entrambi !). Lo siete talmente che a meno di 10 chilometri riuscite ad odiarvi. So che la gente in Emilia-Romagna ha un accento molto particolare e so distinguerlo dagli altri per la sua zeppola. Pero' non chiedetemi di fare la differenza tra un romagnolo e un emiliano ! Per me gli emiliani e i romagnoli parlavano nello stesso modo finché un giorno un mio amico di Cesenatico (un romagnolo quindi) si arrabbio' mentre gli stavo dicendo che non percepivo nessuna differenza tra l'uno o l'altro. Quindi non voglio nemmeno immaginare le reazioni se a un napoletano o a un toscano do del romano ! 
Amici italiani, se siete cosi attaccati alle vostre regioni, sapete che noi francesi lo siamo anche, quindi ridurre il nostro paese a Parigi è un po'..direi..riduttivo.

2. Lo spirito di 1789, perché siamo francesi siamo gli eredi della Rivoluzione.
"Ma siete tanto rivoluzionari ! Non c'è mai un giorno in cui non si sente che state protestando !" Allora questo era il caso nel 1789 e nel 1848. So' che il periodo rivoluzionario francese ha toccato molto l'Italia. La prova : perché non ne abbiamo abbastanza dei nostri autori impazziti per 1789, mi sono pure dovuta assorbire quelli italiani come Giuseppe Parini o Ugo Foscolo, che anche loro affascinati da questo periodo, hanno saputo produrre mattoni che rendono malato ogni studente di letteratura italiana.
Adesso non vorrei deludervi ma vi devo confessare una cosa : il vento rivoluzionario ha smesso di soffiare un'eternità fa. Da noi, rivoluzione significa sciopero, e la SNCF (l'alter ego francese di Trenitalia) è diventata la campionessa della rivoluzione facendo uso del suo diritto di sciopero durante i momenti più cruciali dell'anno : Pasqua, Natale, Ognissanti ecc..
Tutto questo per dirvi che il nostro spirito di 1789 lo potete anche mettere nel dimenticatoio !

3. Il francese è una bellissima lingua per cui sono diventata un burattino parlante.
"Il francese è veramente una bella lingua, ma al liceo avevo un professore da schifo quindi non mi ricordo quasi niente, aah si aspè qualche verbo te lo so coniugare ! Ma non puoi dirmi qualche cosa in francese ? E' una lingua cosi bella !" Sarà sicuramente la frase che ho sentito di più. E molto spesso quando mi decido a dire qualcosa di ridicolo tipo "Bonjour..je m'appelle..." (Ciao..mi chiamo..) si finisce sia con un "aspetta parli troppo veloce !" o sia con un "vabbè intanto non capisco un tubo ma mi piace lo stesso !". Ma adesso mi sono decisa, la prossima volta che uno mi chiederà di parlare francese gli recitero una poesia di Paul Verlaine, cosi almeno avrà sentito una cosa più intelligente E bella. 


Ah, amici italiani non vi preoccupate che ho anche belle cose da dirvi sulla mia cara patria quindi non vi perdete il prossimo articolo !


Tutto questo è tratto dalla mia esperienza di francesina in Italia, se vivete a l'estero (o l'avete fatto) mi piacerebbe leggere le vostre esperienze nei commenti oppure potete anche mandarmi una mail !




mercoledì 28 novembre 2012

Young Republic, l'e-shop dei designers emergenti

Qualche giorno fa ho ricevuto una mail di  Marianne Sea, la co-fondatrice di Young Republic, un e-shop specializzato nella vendita di vestiti e oggetti creati da designers emergenti.



E-shop : Young Republic
Fondatori: Marianne Sea & Andrew Yang
Dove potete acquistare i loro prodotti : www.youngrepublic.com

Come l'avete forse notato, su questo blog anche se parliamo a volte di grandi brands non ci vestiamo di Prada, Gucci o Chanel. Perché ? Prima perché il nostro portafoglio non lo sopporterebbe e poi perché trovo che i grandi marchi sono diventati talmente mainstream che a volte ho l'impressione che la loro originalità (per questo intendo la loro singolarità) sta scomparendo. Se non mi credete, guardate un po' questa felpa di Kenzo che ha girato su tutti i blogs di moda più famosi :

Andy Torres of Stylescrapbook
The Haute Pursuit

Betty di le blog de Betty and Chiara Ferragni di The blonde salad
 
Mentre alcuni sono alla ricerca di originalità comprando pezzi vintage o di grandi brands, altri lo fanno comprando capi di designers emergenti. E questo l'ha capito Young Republic, un e-shop specializzato nella vendita di vestiti per donne, uomoni e bambini, ma non solo, poiché vende anche gioieilli, accessori e oggetti per casa tutti creati da designers emergenti.
Anche se ho l'impressione che i grandi marchi sono sempre più mainstram mi piaciono quanto i pezzi vintage e i vestiti di Zara o Pull&Bear. Ma appoggio anche completamente il concetto dietro Young Republic che è di aiutare i designers emergenti a far crescere il loro marchio. La piattaforma non punta solo allo shopping ma anche a creare una comunità : potete farvi amici maniaci dello shopping come voi o scrivere a un designer a cui avete comprato qualcosa se avete bisogno di informazioni.

Ecco qua tre designers che hanno particolarmente colpito la mia attenzione  (cliccate sul nome del designer per vedere più cose) :

1.  Yes I'm French : Sandra è una designer francese che vive a Seul in Corea del Sud. I suoi vestiti mi sono piaciuti perché hanno una touch minimalista che adoro. Trae chiaramente la sua ispirazione dallo sportswear e sa come renderlo chic. Questo mantello dimostra la sua abilità a usare materiali dello sportswear per poi trasformarli in capi chic, eleganti, semplici, classici ma sempre moderni.



2. Pin Clove : Questo brand australiano ha colpito la mia attenzione per i motivi che usa. Mi è sembrato che le estetiche dell'Occidente e dell'Oriente si stessero incontrando in questo marchio. Questa camicia è il perfetto esempio di questo mix. La sua base è una semplice camicia nera che hanno arricchita grazie a questo colletto a motivi.




3. Paolo Coppolella : Questo designer italiano che vive ormai in Spagna disegna vestiti per uomini e donne. Pero' devo dire che sono più attrata dalla sua collezione per uomini. Mi sono innamorata da questi shorts che vedo perfettamente su di me. Ho avuto la sensazione guardando i suoi vestiti che le donne possono perfettamente indossare i capi che fa per gli uomini, per me che sono una grande fan dell'androginia non potevo che amarlo per questo !



Questi sono solo una piccola parte della famiglia dei designers che potete trovare su Young Republic, non esitate, andate a vedere il loro sito per scoprire ancora di più !

mercoledì 7 novembre 2012

Franca Sozzani ma per chi ti prendi ?

E' da tempo che non siamo state polemiche su Incognito, allora per questo WYSIWYG Wednesday, parliamo di Franca Sozzani, uno dei personaggi più influenti nel mondo della moda.




Ma la conoscete Franca Sozzani ? Sarà sicuramente il caso per voi italiani ma non per me francese. Prima di arrivare in Italia devo dire che era una perfetta sconosciuta per me. Nel piccolo mondo della maison Vogue conoscevo Anna Wintour, Carine Roitfeld e Emmanuelle Alt. Poi un giorno ho scoperto che Franca era l'alter ego di tutte queste donne in Italia, perché Franca è il direttore di Vogue Italia. E in quanto tale ha molti meriti :
 
1. Franca fa parte dei personaggi più influenti del pianeta nel mondo della moda. E' riuscita a fare di Vogue Italia una delle riviste di moda più influenti al mondo con solo 140 000 copie vendute all'anno, quando il suo alter ego americano ha più di 1,3 millioni di lettori.
2. Franca è piena di decorazini tra cui la Légion d'Honneur assegnata da Nicolas Sarkozy.
3. Franca è goodwill ambassador per le Nazioni Unite, Franca ha scritto una marea di libri.
4. Ma soprattutto, Franca è stata ricompensata per due pubblicazioni in particolare, prima quella per i suoi numeri "The Black Issue" di Vogue Italia onorando la bellezza delle donne di colore, poi quella per la sua pubblicazione "Rebranding Africa" dell'Uomo Vogue.



 


















Fino ad adesso Franca è stata l'unica nel mondo della moda ad aver dimostrato un interesse per l'Africa. E tutto cio senza mostrarci foto di mocciosi bambini africani tormentati da mosche con uno sguardo che dovrebbe suscitare compassione e pietà per chi ha queste immagini davanti agli occhi. Un ritratto che le Onlus hanno saputo cosi bene trasmettere al mondo che per la maggior parte della gente l'Africa, questo paese, ah scusate questo continente, è sinonimo di povertà, guerre e carestia. Un'immagine che quando ho acceso la TV in Italia è quanto forte che non c'è un momento in cui non passa una pubblicità che ci dice di sostenere un'Onlus o un'altra per aiutare Sabitou o Touré che soffrono di malattie orrende e muoiono di fame nel loro paese. Allora quando ho visto su vogue.it l'iniziativa di Franca ero sinceramente felice. Invece di mostrare l'Africa come hanno l'abitudine di farcela vedere, questa donna di ferro ha deciso di mostrare che questo continente ha del potenziale promovuendo i suoi artisti e giovani stilisti.

L'idea di Franca mi soddisfaceva (più o meno) fino alla pubblicazione a maggio di "Rebranding Africa" e di un articolo su Jonathan Goodluck, il presidente della Nigeria. Il titolo essendo "Goodluck Jonathan", mi potevo anche aspettare ad un intervista o almeno a un articolo che parlava di lui, ma anche no. Si trattava di Franca che ci raccontava il suo arrivo a Abuja, la sua preoccupazione di fotografare il presidente nello stile di Vogue, ma soprattutto si trattava di un lungo monologo di Franca al presidente che sembrava ascoltarla beatamente. In effetti il signore Goodluck non faceva altro che acconsentire, sorridere ed approvare con soddisfazione tutti i consigli dati dal direttore di Vogue per fare della Nigeria un paese migliore. Vi diro che dopo lettura di quel articolo il mio primo pensiero è stato di chiedermi quale fosse l'argomento di quel pezzo : Jonathan o come Franca dà lezioni di governance a un dirigente politico ? Poi il mio secondo pensiero è stato di chiedermi se Franca non prendeva i suoi lettori per degli imbecili. Ecco perché sono andata a vedere i commenti. Tra tutti questi Franca ha risposto solo a uno, ed è ovvio che ha dato risposta a quello più costruito nell'argomentazione e dismostrando la completa vacuità del suo articolo. Questa risposta è ben costruita e argomentata perché chiarisce sulla situazione attuale della Nigeria e la ragione per la quale le proposte di Franca, come costruire alberghi e negozi (di lusso nient'altro !) per attrare il turismo quando la maggior parte della popolazione è povera, sono ridicole. 



La lettrice (Rachel) il cui commento ha ricevuto l'attenzione della Sozzani, ha avuto come risposta :
" Era da tempo che non avevo ricevuto un commento cosi idiota sul mio sito. Quando dicevo musulmani non mi riferivo al fatto che l'intera popolazione dei musulmani della Nigeria sia contro i cattolici poiché ho passato una parte della mia vita in Marocco e li tutti i miei amici sono musulmani. Penso che lei abbia visto il lato negativo dell'articolo e mi dispiace dirlo ma è lei ad essere contro il suo paese, non io. Se offriamo lavoro alle donne e costruiamo nuovi negozi e alberghi, anche solo per 5 % della popolazione, questo puo attrare il turismo e dare lavoro agli autoctoni. Questo rappresenta nulla per lei ? E' cosi inutile che io vada a trovarli e prova ad aiutarli ? Se è il caso, mi dispiace per lei, ma non ama il suo paese e non lo vuole aiutare. Poco mi importa, seguiro la mia strada e non è certamente lei che mi fermerà. Giusto a titolo informativo, tutti - giovani designers, sarti e l'industria della moda - sono molti contenti e vendono bene grazie a me. E' quello che importa di più per me."

Mi ricordo qualche tempo fa che un video di Garance Doré dando un'intervista alla Sozzani era appena uscito. In quello, Garance gli chiedeva di parlare del suo blog, quindi di vogue.it.  Il nostro direttore diceva che si impegnava molto per il suo sito e soprattutto che questa impresa (l'apertura del sito di Vogue Italia) è stata un vero successo perché è diventata accessibile ai suoi lettori. Grazie a Vogue.it i lettori "possono parlare e litigare con me, possono commentare [...] quindi per la prima volta hanno una relazione con qualcuno".   

Se è il caso che significa questa risposta irrispettosa dimostrando ancora di più che Franca si è poco informata sulla situazione in Africa ?

Ecco le 3 ragioni che mi hanno spinto a scrivere questo articolo :

 1. L'ignoranza. Come si puo paragonare l'Islam del Marocco a quello della Nigeria ? Per me è come paragonare il cattolicesimo in Francia e il cattolicesimo in Italia. La religione è sicuramente la stessa ma il modo in cui viene percepita è diversa poiché non sono gli stessi paesi.
2. La sufficienza (che spesso va d'accordo con l'ignoranza). Il direttore di Vogue asserisce venire in aiuto scegliendo un argomento che persino un alunno delle medie potrebbe usare in un suo compito, il turismo, ma non qualsiasi tipo, quello di lusso come mezzo per rinvigorire l'economia. A parte il fatto che veramente pochi avrebbero accesso a quei privileggi, bisognrebbe anche avere le strutture necessarie per arrivarci. Poi chi mai ha detto che portare turisti ricchi migliorava la situazione degli autochtoni ?
3. L'arroganza. Nella sua risposta la Sozzani sottolinea che designers e sarti vendono grazie a lei. Eh beh ovvio che se li fa pubblicità, non verrano a lamentarsi se fa disinformazione sul loro paese, dopo di tutto Vogue è un'istituzione nel mondo della moda, e poi chi si preoccupa di questa disinformazione (quando si tratta dell'Africa) ?

Non mi insorgo contro Franca Sozzani, ma contro questo comportamento che consiste nel pensare che perché siamo SOLO lettori non abbiamo la facoltà di pensare o piuttosto che  non possiamo dire la nostra su quello che è pubblicato. Perché in realtà quello che dice la Sozzani a questa lettrice è di stare zitta. Allora qual'è l'utilità di aprire un blog in questo caso ?
In un'intervista data a Interview Magazine, Franca affermava  " Non mi importa se quello che faccio piace o no. Faccio la rivista che penso essere corretta. Se vi piace questa pubblicazione, sono più che soddisfatta. Ma se non vi è piaciuta, vi piacerà la prossima perché facciamo 14 pubblicazioni all'anno. Quindi in un anno ci sarà per forza una pubblicazione che amerete, vero ? " Veramente no, soprattutto quando il giornalista non si informa bene (e pensa di essere superiore a tutti),perché in quanto lettrice non mi accontento di apprezzare, ma so ANCHE leggere E giudicare.

Dopo esser rimasta scioccata dall'articolo di Elle France "Tendance black fashion power"Tendance black fashion power", da quello del Vogue US su Asma El-Assad, quello di Franca Sozzani è stato la ciliegina sulla torta. Tutti questi articoli hanno suscitati vive reazioni da parte dei lettori, e tutte le redazioni di quelle riviste hanno dato delle risposte che danno l'impressione che noi che le leggiamo siamo solo delle capre per loro.

Ecco perché vorrei chiedervi : che pensate del rapporto tra le riviste di moda e i loro lettori oggi ?


Per più informazioni su Franca Sozzani :